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Da dove si comincia?

Sulla paura di buttarsi e di sottoporsi al giudizio altrui

Tempo fa, nella posta di Instagram, ho ricevuto un messaggio da parte di una ragazza molto indecisa sulle proprie passioni che mi domandava come si facesse ad avviare un progetto creativo e a farlo senza timori, senza la paura del giudizio altrui. Le ho scritto che mi occorreva un po’ di tempo per formulare una risposta di senso compiuto. Sono passati circa due mesi e, sebbene ripensi spesso a quel messaggio e al modo più giusto per rispondervi, non le ho mai più riscritto. Ci scrivo un post — mi sono detta — chè magari interessa anche a qualcun altro.

Quando frequentavo il quarto anno di Liceo, la professoressa di inglese organizzò una visita alla mostra Benzine che si teneva alla Triennale di Milano. Era uno splendido e soleggiato giorno di primavera e ricordo che trascorremmo il tempo d’attesa del nostro turno seduti ai tavolini di un bar nel mezzo di Parco Sempione. La professoressa ci spiegò che quella mostra con l’inglese c’entrava poco e nulla, ma che l’aveva visitata con sua figlia — nostra coetanea — e si era convinta che tutti gli adolescenti che conosceva meritassero di assistervi.

La mostra consisteva in una serie di istallazioni, video, giochi interattivi (ne ho trovato un reperto su youtube) il cui obiettivo era comunicare il seguente concetto: è finta l’epoca in cui siamo tutti costretti a fare le stesse cose, nello stesso modo, con gli stessi tempi. E’ giunto il momento di creare mettendoci del proprio, cercando costantemente e ovunque alimento (benzina, per l’appunto) ed energia per la propria mente per darle modo di partorire nuove idee. Usciti dalla Triennale, qualcuno era visibilmente stupito da questa nuova visione delle cose, qualcun altro invece era rassicurato all’idea che avrebbe potuto vivere costruendo il proprio futuro, anzichè rincorrendo le aspettative altrui. Non esagero se dico che quella mostra a me ha un po’ cambiato la vita. Durante quella mattinata ho capito che la mia creatività innata prima o poi avrebbe trovato uno sfogo concreto.

E quindi dove si trova il coraggio? Non si trova, si coltiva. Si parte dalla consapevolezza che in questa nostra età ci è concesso di provare, inciampare e ripartire senza produrre troppi e insormontabili danni e che se si nutre una passione profonda per qualche cosa, difficilmente si riuscirà a sopprimerla.

Io ho iniziato con un blog sgangherato in cui raccontavo tutti i fattacci miei che ho chiuso e riaperto mille volte per la paura di espormi troppo, ho sfornato un sacco di torte dalle composizioni e dagli accostamenti cromatici improponibili, mi sono scattata timidamente i primi selfie — io che detestavo comparire in foto — e pian piano ho modellato questo gioco di fiori e burro affinchè mi assomigliasse sempre più. Il coraggio, a ben pensarci, me lo infonde questo stesso progetto che quotidianamente cresce sotto ai miei occhi e alle mie mani. E’ una sensazione molto appagante a cui non sarei in grado di rinunciare, adesso.

Credo non serva, almeno nelle prime fasi, porsi troppi dubbi sul se e quanto funzionerà. I social e il web in generale regalano la possibilità di condividere e questo già basta per rendere bello e vivo un sogno che inizia. Capisco che ora che tutti sappiamo dell’esistenza di algoritmi, di regolette per far funzionare il proprio account instagram, di colori e inquadrature e filtri che funzionano meglio, la tentazione è quella di imporsi un metodo di lavoro. Mi pare che il rovescio della medaglia di questo mondo di autoimprenditoria digitale, sia che adesso l’unica via possibile per perseguire un sogno sia quella di diventare ricchi, famosi e sommersi di followers come Chiara Ferragni. Che pensiamo a quando guadagneremo dalle nostre passioni prima ancora di aver capito quali siano esattamente le nostre passioni. Ma questo modo di pensare genera parecchia frustrazione. E invece il bello è esplorarsi, indagare sulla propria identità, ritagliarsi del tempo per assorbire suggestioni da tutto quel che ci circonda. E per il resto studiare. Che quello non passa mai di moda.

Ma le parole che più mi hanno colpito di quel messaggio privato sono state le seguenti: “ho paura di dare voce alle mie idee, ho paura del rifiuto, delle critiche”. E sono proprio queste parole che hanno fatto tardare tanto la mia risposta. Mentirei se non ammettessi che quelle paure io le conosco bene e che ho la timidezza che mi scorre nelle vene, ma condividere di fiori è un’urgenza che ho nel cuore e di certo non la tratterrò. Convivo con il timore del giudizio, ma ci sono diverse considerazioni che mi aiutano a placarlo. Tanto per iniziare: sono io a decidere quali aspetti — e in che modalità, aggiungo — della mia vita pubblicare e, quindi, sottoporre al giudizio altrui. Pensarci mi fa stare molto, molto tranquilla. E poi, ancora: nella maggior parte dei casi ci segue chi si sente affine a noi, non chi ci detesta. Se il nostro approccio sarà costruttivo e mai polemico ci ritroveremo soltanto di fronte a piacevoli confronti.

Ma se un poco ho compreso le intenzioni di chi mi ha scritto quel messaggio, la vera paura sta nella possibilità d’esser criticati dai propri amici, offline. Niente paura, vi dico. E’ un timore che vive soltanto nella vostra testa. Siamo giudicati dagli altri molto meno di quanto crediamo. Per di più i vostri amici apprezzeranno la vostra intraprendenza e festeggeranno i vostri traguardi. E statene certi: se vi prenderete cura del vostro progetto creativo con gioia ed entusiasmo, difficilmente un giudizio negativo vi scalfirà. Provare per credere.

La primavera è un buon momento per iniziare. Basta metterci il cuore. E i fiori, quelli sempre.

La spinta per terminare questo post (che era nelle bozze da tempo) me l’ha data Debora Dusina che su instagram ultimamente sta trattando il tema del timore di mostrare volto e voce nelle stories, per paura di essere giudicati. Chissà poi da chi. Io stessa non amo riprendermi con il telefono, ma il coraggio poco a volta lo si trova. Non c’è motivo per cui vergognarsi.

I prossimi appuntamenti

  • 3 Marzo – workshop di Tortecoifiori a Padova presso This Is Home B&b SOLD OUT
  • 30 Marzo – “Canzoni coi fiori di carta – house concert + aperitivo” a Bologna. Cantano Giulia Pratelli e The Heart And The Void. Potrete assaggiare una Tortecoifiori e avrete in omaggio una creazione di Voce di Carta. Info/prenotazioni: saraanna.allori@gmail.com
  • 31 Marzo – workshop di Tortecoifiori a Bologna presso Oui Fleurs SOLD OUT
  • 13 Aprile – workshop di Tortecoifiori a Legnano (MI) presso Flower Art by Matteo Crugnola. Per info/iscrizioni scrivi a info@flowerartmatteocrugnola.com. POSTI IN ESAURIMENTO.
  • 4 Maggio – workshop di Tortecoifiori a Ceglie Messapica (BR) presso Fikus Puglia. Per info/iscrizioni scrivi a info@fikuspuglia.it. POSTI IN ESAURIMENTO

La torta di Compleanno di Tortecoifiori

La storia di come è nato Tortecoifiori è molto semplice, ma -come le fiabe che si raccontano ai bambini prima di andare a dormire-, ogni volta ci si aggiunge un dettaglio, un ricordo sfumato che non si è certi sia vero o frutto della propria immaginazione. Resta il fatto che io quella torta con le margherite sopra -che poi erano crisantemi, le margherite il fiorista le aveva terminate- ispirata ad una canzone a cui sono molto affezionata l’ho preparata, ne ho le prove. Il nome Tortecoifiori e tutto quel che ci ho costruito attorno sono venuti dopo, ma quella torta bianca con le margherite rappresenta l’inizio di un percorso ed è troppo importante perchè non venga celebrata. E allora, se proprio devo attribuire una data di nascita a questo sogno di fiori e di burro, quella è senz’altro il 28 febbraio 2016.

E come ogni festa che si rispetti, ci vuole una Torta di Compleanno. Che questa volta non ha fiori, ma limoni colti nel frutteto di mio nonno – proprio la persona a cui dedicai la torta con le marghecrisantemi – che i miei genitori hanno raccolto la settimana scorsa in Puglia, in occasione di una trasferta non prevista ma necessaria per salutare un’altro pezzetto di radici che si è sgretolato nella terra.

Niente fiori, dicevo. E allora sì questa volta le margherite sono salve per davvero.

“Per te che il vento ha reso più distante, dove le margherite sono salve.” Le margherite sono salve – Levante

“Il sapore dei ricordi è aspro come limone. Quella volta che mi hai aperto gli occhi sulle mie paure.” Totale – Colapesce

Ingredienti per una torta da 8/10 fettine

base: 125gr burro – 85gr zucchero – 2 uova – 125gr farina – 1 bustina di lievito – la buccia di un limone bio

crema al limone: 2 limoni bio grandi (buccia e succo) – 60gr di burro – 150gr zucchero – 2 uova – 1 cucchiaio di Maizena

crema al burro meringata: 1 pizzico di sale – 40 grammi di albume – 80 grammi di zucchero semolato – 160 gr di burro morbido – zucchero a velo q.b. – scorza di limone bio

Con una planetaria e frusta “a foglia” (o con fruste elettriche) mescolare il burro morbido e lo zucchero sino ad ottenere un composto spumoso. Aggiungere le uova e mescolare ancora. Infine aggiungere gli ingredienti secchi e la scorza di limone grattugiata e mescolare sino ad ottenere un impasto omogeneo. Infarinare ed imburrare un piccolo stampo del diametro di 18cm e versarvi l’impasto. Preriscaldare il forno statico a 160gradi e cuocere per circa 40 minuti. *Questo impasto necessita di una cottura lenta e a temperature non troppo elevate perchè si corre il rischio che si “affossi” nel centro.

Intanto preparare la crema al limone. Mettere tutti gli ingredienti in un pentolino. Dal leggero bollore, cuocere per 3 minuti mescolando sempre con un cucchiaio di legno per evitare che il compoto si attacchi al fondo deel pentolino. Filtrare la crema con un passino, per rimuovere scorza e semi del limone. Lasciar raffreddare.

Infine preparare la crema al burro. Montare a “bagno maria” l’albume con il sale con l’aiuto di fruste elettriche servendosi di una ciotola con bordi molto alti. Aggiungere lo zucchero e continuare a montare sino a quando quest’ultimo si sarà sciolto completamente (non si devono sentire i granelli). Togliere dal fuoco e mescolare un poco per far raffreddare la meringa. Aggiungere la scorza di limone grattugiata finemente e  il burro morbido tagliato a tocchetti continuando a mescolare con fruste elettriche o planetaria. Infine unire zucchero a velo a piacere.

Assemblare la torta. Tagliare a metà il pan di Spagna. Su una delle due metà di torta, con l’aiuto di una tasca da pasticciere, creare un “anello” di crema al burro lungo tutto il bordo. Farcire con la crema al limone avendo cura di non superare il bordo di crema al burro. Richiudere e coprire l’intera torta con la crema al burro rimanente. Decorare a piacere.

*Se si desidera, si possono bagnare le due metà di torta (prima di farcirle) con una bagna (in un pentolino portare a bollore dell’acqua con 2 o 3 cucchiai di zucchero e il succo di limone o un liquore a piacere. Mescolare e far raffreddare completamente prima dell’uso).

L’alzatina è un regalo di Interra Ceramica.

Sull’impazienza e la perseveranza.

Inizio a scrivere questo post senza sapere esattamente dove andrò a finire. E’ un week end di fine febbraio, fuori si sono abbassate le temperature, mi è giunta voce che nella mia amata Puglia stia addirittura nevicando. Sono alla scrivania tra le cose di sempre: il raccoglitore azzurro spento con tutti i fogli che riguardano Tortecoifiori, le candele di Cera Una Bolla che anzi quasi quasi le accendo, il cactus, le tazze vintage, la lampada topo, una tazzina di caffè.

Ho un lista infinita di faccende da sbrigare in occasione dei workshop che ripartiranno il prossimo week end, ma sento l’urgenza di raccontarvi questa sensazione che ho dentro da un po’ e quindi scrivo.

Febbraio è stato un mese molto difficile perchè mi è parso di fare tantissimo e di ricevere uno scarsissimo riscontro. Mi sono ripetuta più volte che ho fatto male a prendermi una pausa dai social perchè al mio ritorno l’interesse per quello che faccio è visibilmente calato. Mi sono chiesta dove stessi sbagliando, io che per tutto il corso di gennaio avevo studiato, pagato corsi di formazione sul marketing ed ebook sul personal branding. Il mio problema era il fatto che ricevessi qualche like in meno rispetto a dicembre. E’ drammatico. Perchè in realtà va tutto bene: sto organizzando e riempiendo classi di workshop di Tortecoifiori in luoghi meravigliosi di tutta Italia, sono stata coinvolta in progetti creativi bellissimi, sto lavorando ad una cosa gigante con la fotografa e graphic designer Giulia Bianco (giovedì vi diciamo di che si tratta!). Il tutto, come al solito, nei ritagli di tempo tra lezioni in università e ore spese in agenzia marketing. Non c’è nulla che non va. Eppure convivo con un costante senso di irrequietezza.

Ci ho pensato a lungo a questo mio stato d’animo. Ci ho pensato tra le corsie del supermercato, alla guida, leggendo e poi l’ho capito: abbiamo sempre tutti fretta perchè ci stanno insegnando che rallentare equivale a perdere. Lo vediamo nell’abbigliamento, con la moda lowcost che produce collezioni ogni settimana anzichè ogni semestre, con la musica che costringe gli artisti a scrivere dischi in successione e senza pause, con gli shop online che stanno accorciando i tempi di attesa delle spedizioni . Lo vediamo in tutte le cose. Stare al passo con questi tempi è necessario e va bene, ma la mia non è un’azienda con sede a Cupertino. Sono -almeno per ora- solamente io che gestisco questa cosa tra impegni che nulla hanno a che vedere coi fiori e interminabili settimane di merda.

E allora, cara Elena, ricordati che per fare le cose belle ci vogliono tempo e cura e giornate dense e momenti no. Che puoi aver seguito i migliori corsi di formazione del mondo, ma per crescere -non in termini di like su Instagram (che, per altro, sono fatti di niente)- devi prima assimilare quel che hai imparato. E i risultati dei tuoi studio e impegno non possono essere immediati. Non essere impaziente. Te lo insegna anche la tua amata botanica: bisogna preparare il terreno, seminare al momento giusto, attendere che le radici siano solide, occuparsi della pianta, lasciare che spuntino nuove gemme e solo allora nasceranno fiori che diverranno pure frutti (e chi coglie la semicit vince un cuore di pasta frolla!).

Rieduchiamoci alla costanza, al gusto dell’attesa, alla perseveranza.

Domani è la giornata internazionale della lentezza, ed ecco: un passo alla volta. E fioriremo.


perseveranza s. f. [dal lat. perseverantia, der. di perseverare «perseverare»]. – Costanza e fermezza nel perseguire i proprî scopi o nel tener fede ai proprî propositi, nel proseguire sulla via intrapresa o nella condotta scelta: mostrare p. nel benenel malenell’errorenelle promesse fattestudiarelavorarelottare con p.seguire con p. una curauna dietale prescrizioni mediche. In partic., nella teologia morale cattolica, virtù che impegna l’uomo a lottare per il conseguimento del bene senza soccombere agli ostacoli e senza farsi vincere dalla stanchezza e dallo sconforto. DAL VOCABOARIO TRECCANI.


I prossimi appuntamenti:

  • 3 Marzo – workshop di Tortecoifiori a Padova presso This Is Home B&b SOLD OUT
  • 31 Marzo – workshop di Tortecoifiori a Bologna presso Oui Fleurs SOLD OUT
  • 13 Aprile – workshop di Tortecoifiori a Legnano (MI) presso Flower Art by Matteo Crugnola. Per info/iscrizioni scrivi a info@flowerartmatteocrugnola.com.
  • 4 Maggio – workshop di Tortecoifiori a Ceglie Messapica (BR) presso Fikus Puglia. Per info/iscrizioni scrivi a info@fikuspuglia.it

S.Valentino: torta con cacao, arancia e gin.

La vita, si sa, non è tutta rosa e fiori così oggi -dopo tempo- ho deciso di rimettere le mani in pasta e preparare una torta da offrire ai cuori infranti… Chè a celebrare gli innamorati ci han già pensato tutti gli altri e il giorno di S.Valentino per noi solitari è una gran fatica. Questo dolce, vedrete, ha tutto quel che serve per entrare di diritto tra le vostre ricette di conforto.

Ingredienti

Per la base: 250gr di burro morbido – 150 gr di zucchero – 4 uova – 200gr di farina – 50gr di cacao amaro – 1 bustina di lievito – il succo di 1 arancia – 1 tazzina di gin (io ho usato Hendrick’s Gin che ha un infuso di cetriolo e petali di rosa e che mi è stato regalato dall’azienda)

Per il frosting: 5o gr di burro morbido – 25 gr di cacao in polvere – 125 gr di zucchero a velo – 25ml di latte circa – 1 tazzina di gin

Per la bagna: 1 tazza d’acqua, due cucchiai di zucchero, 2 cucchiai di gin

Preparazione

Preriscaldare il forno a 175 gradi, ventilato. In una planetaria con frusta “a foglia” (o, in alternativa con fruste elettriche) mescolare il burro con lo zucchero sino ad ottenere una spuma. Aggiungere le uova e mescolare ancora. Versare il succo dell’arancia ed il gin nel composto di burro zucchero e uova. Unire infine tutti gli ingredienti in polvere e mescolare sino ad ottenere un composto omogeneo e senza grumi.

Imburrare ed infarinare due tortiere del diametro di 15cm. Dividere l’impasto nei due stampi, infornare e cuocere per circa 40 minuti. Controllare la cottura con uno stecchino. Se l’impasto risulta ancora umido, trascorsi i 40 minuti alzare la temperatura a 180 gradi e lasciar cuocere per altri 5 minuti.

Preparare il frosting: in una planetaria con frusta ammorbidire il burro sino ad ottenere la consistenza di una pomata. Aggiungere il cacao e mescolareper pochi secondi. Staccare il composto dai bordi della ciotola con una spatola e mescolare alternando zucchero a velo e latte sino ad ottenere una crema spalmabile.

Preparare la bagna facendo sobbollire in un pentolino l’acqua con lo zucchero. Togliere dal fuoco, aggiungere il gin, mescolare e lasciar raffreddare.

Quando le basi sono completamente raffreddate, rifinirle rimuovendo la “calotta” rigonfia con un coltello seghettato. Forare le due basi con i rebbi di una forchetta, bagnarle facendo attenzione a non inumidire eccessivamente i bordi esterni, farcire con 2 o 3 cucchiai di frosting ed assemblare. Ricoprire completamente la torta con il frosting rimanente e decorare a piacere con caramelle, fettine d’arancia o fiori.

NON SFORZARTI DI ASSOMIGLIARE A QUALCUN ALTRO

I tuoi canali di comunicazione sono troppo importanti perchè vengano strutturati sulla base di ciò che fanno gli altri.

Bentrovati e buon anno nuovo. Spero stiate bene!

Come ho scritto un po’ ovunque, ho scelto di isolarmi per un periodo dai social per concentrarmi sulla sessione di esami universitari e sulla programmazione del nuovo anno di Tortecoifiori. Spegnere di tanto in tanto il telefono è molto utile per trovare ispirazione senza condizionamenti e per non perdere tempo prezioso. Provare per credere

Per Tortecoifiori, tra le altre cose, mi sono occupata del sito web. Bruciarmi gli occhi e i neuroni davanti allo schermo del pc mi ha insegnato una grande verità che per troppo tempo avevo sottovalutato e di cui mi piacerebbe parlarvi, ossia: NON SERVE SFORZARSI DI ASSOMIGLIARE A QUALCUN ALTRO, ANCHE QUANDO “QUEL QUALCUN ALTRO” CI PIACE TANTISSIMO.

Vi racconto meglio. Ho sempre costruito il mio sito da sola scaricando template da WordPress e personalizzandoli alla meglio. La verità è che a lungo ho creduto che l’importante fosse essere sui social e che il sito non meritasse la medesima cura che quotidianamente impiego per pensare ai post che pubblico su Instagram. Mi ero convinta che fosse sufficiente creare un sito carino, ma non perfetto e che per non spendere troppo tempo e denaro avrei potuto replicare il sito di qualcun altro che facesse qualcosa di simile a me.

Risultato? Il mio sito era una copia venuta male di quello di Linda Lomelino. Il suo sito è un portfolio perchè Linda, prima che cake designer, è una fotografa. Il mio vecchio template lo imitava e aveva un sacco di problemi tecnici a cui ovviavo apportando di tanto in tanto qualche piccola modifica qua e là senza cambiare di fatto nulla di sostanziale.

Anche chi stimi moltissimo e “credi invincibile” sbaglia o comunque potrebbe aver fatto delle scelte di comunicazione che sono sbagliate per te, che sono state pensate con una testa che non è la tua per un’altra attività che non è quella che fai tu. Continuo ad amare follemente le torte di Linda Lomelino e a frequentare spessissimo e con ammirazione i suoi canali, ma oggi sono cosciente del fatto che quel che fa lei non va bene per Tortecoifiori.

Questo mese ho quindi imparato che è inutile fare scelte avventate e senza fondamento. L’unico modo per fare un buon lavoro, oltre a farlo e fare esperienza -chiaramente-, è formarsi. Ho infatti scelto per questo Natale di regalarmi formazione per il marketing e la comunicazione di Tortecoifiori. Dopo aver seguito la mia lezione, con appunti alla mano, a mente fresca e senza distrazioni ho studiato, fatto vera ricerca, capito cosa non può mancare in un sito che sia funzionale. Che non vuol dire bello. Perchè la bellezza è soggettiva e non è un parametro necessario nella valutazione di un buon sito internet.

Ho così scaricato un template adatto alla mia attività, più intuitivo e con il giusto equilibrio tra spazio per immagini e per parole. Prima c’erano milioni di foto e pochi testi molto confusi ed il risultato era che non si capiva che cosa facessi per davvero e che più volte mi capitasse di ricevere mail da parte di persone che mi chiedevano se cercassi dipendenti o se potessero commissionarmi una torta (questa gente pensava fossi la proprietaria di un laboratorio di pasticceria!!!). Ed io sapevo bene che quello era l’allarme di un grosso problema di comunicazione, ma fingevo di non avere tempo per risolverlo e intanto passavo le ore su VSCOCam per migliorare le foto da postare su Instagram.

E quindi la lezione di oggi è che, che tu sia un’artigiana/un artigiano, un’/una artista, una fotografa/un fotografo o qualunque altra cosa tu abbia voglia di essere, prenditi del tempo per ragionare DAVVERO e in modo ponderato e strategico sulle tue scelte di comunicazione. I tuoi canali sono troppo importanti perché vengano strutturati sulla base di ciò che fanno gli altri.

E allora eccolo qui il nuovo sito di Tortecoifiori.

www.tortecoifiori.com

Il mio primo mese in agenzia marketing. Cosa ho imparato.

Il 31 di agosto, mentre ero “in coda sull’Adriatica” (per citare  io mio amato Vasco Brondi) di ritorno dalla Puglia, ho ricevuto il messaggio di una persona a cui sono molto legata che mi segnalava di un’offerta di lavoro in un’agenzia di comunicazione e marketing. “Se sei interessata domani mattina ti chiamo così ti spiego di che cosa si tratta e poi se vuoi fissi un colloquio.” recitava il messaggio. Era mia intenzione cercare un lavoro per i mesi invernali. Non mi andava più di fare saltuariamente babysitting o ripetizioni, ma mi sarei accontentata di preparare i caffè in un bar o di strappare i biglietti al cinema. Una cosa piccola che mi rendesse indipendente senza rubare tempo prezioso allo studio. Chiaramente quindi, per me che di marketing vorrei vivere, la parola “agenzia” è apparsa un’oasi felice. Il colloquio, qualora qualcuno se lo stesse domandando, l’ho fatto ed è andato bene. Non v’immaginate però che io mi occupi di chissà quali strategie di comunicazione. Le mie mansioni sono prettamente esecutive e di supporto alla segreteria (faccio e ricevo milioni di telefonate, preparo pacchi contenenti kit per campagne pubblicitarie, compilo file excel…). Eppure, in questo primo mese e mezzo in Connect Group, ho imparato tanto.

Provo a riassumere qui. 

Il senso del dovere. Sarà banale per chi lavora da anni, ma per me che eccetto un breve stage in azienda e qualche oretta ad accudire bambini non ho mai avuto un impiego, è una illuminante verità. L’imposizione di orari e faccende da sbrigare costringe ad assumere nel proprio piccolo delle responsabilità. Non puoi rimandare a domani, non puoi fare quello che ti va.

La gestione del tempo. Lavorare (sopratutto per altri) non solo implica puntualità, ma anche buona gestione del tempo a disposizione. Il lavoro riduce le ore per svago e per lo studio. A queste si aggiungono quelle per seguire le lezioni in Università. Il risultato è che le mie giornate sono densissime e prive di pause. Questa condizione mi piace, mi fa sentire viva, ma al contempo mi obbliga a fare i giusti incastri. E a ringraziare il Cielo quando arriva il week end.

Se non provi non sai se ti piacerà. L’agenzia dove lavoro si occupa prevalentemente di campagne rivolte a bambini e adolescenti. Io, lo ribadisco, non ho alcun potere decisionale lì però ho una visione complessiva dei brand con cui lavoriamo e delle strategie che vengono adottate per questi target. Amo il marketing eppure ho scoperto di detestare la pubblicità per ragazzini. Detesto doverli immaginare come consumatori a cui vendere giocattoli, figurine e pupazzetti. Ci sono settori che mi attraggono più di altri e frequentare questo ambiente mi ha aiutato a capirlo. Se avessi cercato per davvero lavoro in un bar o in un cinema forse ci avrei messo molto di più ad appurarlo. Di certo quando finirò il corso di laurea magistrale saprò con maggiore certezza a chi inviare il mio CV.

Pazienza ed un briciolo di faccia tosta. Odio parlare al telefono. E’ una cosa che mi imbarazza. Mando vocali da far invidia a Tommaso Paradiso, scrivo messaggi chilometrici, mi confido in post pubblici su Instagram, ma non chiamo mai nessuno.  Al lavoro invece devo parlare al telefono, tanto. Devo approcciarmi con cortesia, confrontarmi con professionisti e risultare competente e sicura. Questo lavoro allora mi ha insegnato ad essere paziente, gentile e un po’ spavalda. Se considerate che nei week end poi indosso un grembiule e me ne vado in giro a raccontare di torte e fiori a gente curiosa e impaziente d’imparare, bisogna riconoscere che negli ultimi tempi sto seriamente facendo pace con l’arte del public speaking. Non male.

La bellezza di stare offline. Va da sè che se sono in ufficio non posso starmene al telefono guardando le esilaranti avventure di Annie Mazzola nel mondo della Moda (se non sapete di che parlo, rimediate ADESSO!). Il lavoro mi costringe a stare per qualche ora completamente sconnessa (quantomeno dai miei canali social) e ci sono alcune mansioni che non richiedono troppo impegno mentale che mi consentono dunque di viaggiare moltissimo con la fantasia. L’idea per questo post, ad esempio, mi è venuta in mente un pomeriggio mentre impacchettavo card autografate e action figure di Star Wars per i vincitori di un concorso a premi indetto da Disney .

L’importante è il viaggio, non la destinazione. Frasi fatte a parte, il tragitto in metropolitana che mi separa dall’agenzia (in macchina ci metterei un quarto d’ora, con i mezzi impiego 45 minuti e va benissimo così) è formativo tanto quanto il lavoro in sè. Cerco ancora una volta di non imbambolarmi al telefono. Preferisco piuttosto ascoltare la musica ed osservare la gente. Osservare le persone, scrutare gli abbinamenti dei vestiti, innamorarmi puntualmente del castano ricciolino con barba di turno, provare ad indovinare professione e vita di chi sta seduto accanto a me è uno dei miei hobby preferiti ed è un meraviglioso esercizio per l’immaginazione. Fa benissimo alla creatività. Provare per credere.

Ode alla pausa caffè. Amo il caffè, ma non è questo il punto. Il punto è che nella pausa a metà mattina nascono sempre conversazioni interessanti ed arricchenti. Cerco di sfruttare quel tempo per confrontarmi con il mio capo e la sua socia (due donne in gamba e con un mare di esperienza). Quando non ci scambiamo ricette di dolci in genere mi faccio raccontare come hanno iniziato questa attività, come hanno fatto a trovare i clienti, quali sono stati gli esami universitari che hanno trovato particolarmente ostici e quali difficoltà s’incontrano a lavorare nel marketing e nella comunicazione. Non vengo coinvolta nella fase di progettazione e strategia delle campagne pubblicitarie, ma prendere un caffè insieme al momento si rivela un buon ripiego.

Il senso di sfida. Lavorare e sfruttare il proprio piccolo guadagno per far crescere un progetto creativo e per godere del tempo libero (i soldi per migliorare il sito, stampare i biglietti da visita, acquistare il materiale riutilizzabile per i workshop, accaparrasi cazzatine al mercato dell’antiquariato della domenica, farmi un bicchiere di vino con i miei amici arrivano tutti da lì) regalano una meravigliosa e confortante sensazione d’indipendenza. Conciliare lavoro, studio e Tortecoifiori è una sfida costante con me stessa, soprattutto con la parte più ritardataria e dormigliona di me.

Ecco qui. Le Tortecoifiori s’ispirano sempre a quel che mi accade attorno. Musica, libri, quadri, ma anche momenti di vita ordinaria. Mi sembra dunque doveroso in qualche modo raccontarvi quello che mi succede quando non sono in cucina tra nuvole di zucchero a velo e panetti di burro. La mia vita non è tutta poesia e io vorrei trasformare la pubblicazione di questo genere di post in un appuntamento fisso per raccontarvi gioie e difficoltà di gestire in autonomia l’attivitàcoifiori e di farla convivere con tutto il resto. Mi capita di ricevere messaggi di chi avrebbe voglia di avviare un progetto proprio sfruttando i social per comunicarlo, ma non sa da dove iniziare. Io non lo so da dove si inizia, ma posso usare questo blog come fosse un diario per lasciare traccia di quello che sto imparando lungo il cammino.

Buona giornata.

 

 

Di come è nato Tortecoifiori e di che cosa è diventato.

La prima volta che ho messo i fiori su una torta era inverno. Febbraio 2016. Non c’era giorno, da luglio dell’anno prima, che non pensassi ai miei nonni paterni, scomparsi a distanza di poco meno di 36 ore l’uno dall’altra. Quella faccenda ci ha scossi tutti e quando mi capita di doverla descrivere, la associo sempre alla sensazione di caduta nel vuoto, come se qualcuno ci avesse sfilato la terra da sotto ai piedi e noi tutti fossimo volati giù.

A partire da quel luglio così bizzarro, dicevo, mi sono affezionata a Manuale Distruzione, il primo album di una cantautrice siculo-torinese che amo molto. Non che prima non l’ascoltassi, sia chiaro. Ma solo allora le sue parole mi sono apparse estremamente chiare. D’un tratto ne ho colto il dolore profondo, la malinconia. Una canzone, in particolare, mi parlava (e mi parla) di mio Nonno Nino. S’intitola Le margherite sono salve e ad ogni riproduzione nella mia testa compariva una torta bianca coperta di margherite. A febbraio l’ho preparata. Ho preparato l’impasto di una torta margherita, l’ho farcita con la crema, ci ho messo sopra i fiori più simili alle margherite che sono riuscita a reperire, ho ricavato da un cartoncino un’etichetta su cui ho scritto il titolo del brano, ho assemblato il tutto, ho composto un set fotografico, ho fatto partire quella stessa canzone, ho scattato, ho trasferito le foto sul telefono, ne ho scelte un paio, le ho modificate ed ho cliccato su “Condividi”. E ‘iniziato tutto così.

A  quella torta ne sono seguite tante altre, d’ogni tipo. Quasi sempre l’idea nasce da una canzone o un libro o un quadro o un fatto.  Ogni torta è preceduta da una bozza a matita che non rispetto mai. Da ogni sessione in cucina esco provata. Quando si è trattato di trovare un nome per questa attività che stava diventando sistematica e costante è intervenuto mio padre: “E’ semplice. Tua madre ha sempre fatto torte di cake design e sul web è conosciuta come Tortecoifiocchi, tu puoi chiamarti Tortecoifiori!”. Tortecoifiori mi piaceva. E’ semplice da ricordare e ed è un omaggio alla mia mamma chè tutto quel che so in fatto di dolci lo devo a lei. Sono la prima di tre fratelli e dal mio secondo compleanno in avanti tutte le nostre feste (battesimo, prima comunione e laurea inclusi) sono state celebrate con una torta decorata da mia madre. Tra il 2010 e il 2015 è diventata brava al punto da tenere corsi nel week end, pubblicare libri, apparire in tv, fare da giudice in gare di amatori. Io per tutti gli anni del liceo l’ho seguita agli eventi e alle fiere curandole foto, blog e social. Per me era un divertimento e alla domanda -frequentissima-: “Ma anche tu fai le torte come la tua mamma?” rispondevo tassativamente di no. Non mi piaceva e pensavo di non avere abbastanza pazienza per trascorrere tante ore in compagnia della planetaria. Mi sbagliavo.

Così è nato Tortecoifiori. E in realtà le torte sono un pretesto per parlare di quello che mi succede attorno. Mi piace che abbiano vita breve, che costringano ad un attento esercizio di cura, che abbiano i fiori. I fiori portano un messaggio di rinascita che mi fa impazzire. La torta è morte, i fiori sono vita. E’ bellissimo, secondo me.

Ma mettere i fiori sulle torte rimane un gioco. Un rifugio tutto mio. Quello che ci ho costruito intorno,  in un secondo momento, sono i corsi, gli showcooking e la produzione di contenuti per i brand. Questo aspetto di Tortecoifiori -che è poi ciò che lo rende più simile ad un’attività che non ad una passione- nutre la parte più razionale di me. C’è una affermazione molto buffa che mi capita di sentire spesso quando qualcuno scopre che ho studiato Economia: “Ma come? Tu sei creativa, non puoi aver studiato una disciplina scientifica!”. Sì, invece. Chi studia economia non vuole necessariamente lavorare in banca ed io, in realtà, ho una passione sfrenata per il marketing e la gestione aziendale. Ed ecco che il cerchio si chiude: Tortecoifiori è il mio esperimento. Io non lo so se Tortecoifiori diventerà mai un lavoro. Le cose finiscono e sono certa che arriverà un momento in cui le mie torte non stupiranno più, nessuno vorrà più partecipare ai workshop o magari sarò io stessa a mettere un punto a tutto questo. Quel momento arriverà, ma questo tempo non sarà sprecato, perchè Tortecoifiori mi sta dando modo di mettere in pratica e concretizzare quel che so, che studio, che leggo. Nel mio piccolo mi occupo di un brand, mi relaziono con figure professionali che potrebbero assomigliare alla me di domani, mi interfaccio con degli strumenti di lavoro, imparo. Grazie alle torte mi sono fatta conoscere in Zodio, negozio di articoli per la casa e la decorazione che nomino spesso. Quello è il luogo dove tengo di frequente i miei corsi, ma per qualche mese ho fatto uno stage nei loro uffici marketing che mi serviva per l’università. Le torte in quel caso hanno rappresentato il mio biglietto da visita. Ed ecco perchè io sono fermamente convinta che Tortecoifiori e la mia formazione siano perfettamente complementari e che l’unione di questi tasselli componga la mia piena identità.

Non sono una cosa sola, non lo è nessuno di noi. E non mi va, almeno per ora, di incasellarmi i una categoria: non sono una cake designer, non sono una content creator, non sono una dottoressa in economia, non sono un’impiegata in un’agenzia di marketing e comunicazione. Sono tutte queste cose insieme. E chissà quanto altro di me devo ancora scoprire.

Mi chiamo Elena.

Ho un cuore di pasta frolla e i fiori nella testa.

La Verità – Torta cioccolato e lamponi

“Te ne sei accorto, sì

Che tutto questo rischio calcolato

Toglie il sapore pure al cioccolato

E non ti basta più

Ma l’hai capito che non serve a niente

Mostrarti sorridente

Agli occhi della gente

E che il dolore serve

Proprio come serve la felicità

Te ne sei accorto, sì

Che passi tutto il giorno a disegnare

Quella barchetta ferma in mezzo al mare

E non ti butti mai

Te ne sei accorto no

Che non c’hai più le palle per rischiare

Di diventare quello che ti pare

E non ci credi più.”

La Verità – Brunori SAS

Tort al cioccolato e lamponi

  • 4 uova
  • 250 gr di zucchero + 2/3 cucchiai per la bagna
  • 250 gr di burro morbido + q.b. per imburrare la tortiera
  • 220 gr di farina + q.b. per infarinare la torta
  • 30 gr di cacao amaro
  • 1 bustina di lievito
  • 1 cucchiaino di pasta di vaniglia o semi di una bacca
  • 250 gr di mascarpone
  • 3 cucchiai c.ca di crema di nocciole
  • 1 tazza d’acqua
  • Lamponi

Mescolare con fruste elettriche o planetaria il burro con lo zucchero sino ad ottenere un composto spumoso. Unire una ad una le uova. Aggiungere la vaniglia. Mescolare e poi aggiungere tutti gli ingredienti in polvere. Dividere il composto in tre tortiere imburrate e infarinate del diametro di 15/18cm.

Cuocere a forno statico preriscaldato a 175°C per circa 30 minuti (controllare con uno stecchino). Lasciar raffredare completamente le tre torte.

Intanto preparare la bagna: portare a bollore in un pentolino l’acqua e lo zucchero. Mescolare per far sciogliere lo zucchero. Nota: la bagna può essere aromatizzata. Unn buon abbinamento con il cioccolato è la vaniglia oppure rhum.

Preparare all’ultimo il frosting: ammorbidire il mascarpone con un chicchiaio ed aggiungere la crema di nocciola (tipo Nutella o Nocciolata). Mescolare sino ad ottenere un composto omogeneo.

Assemblare quindi la torta alternando torta-bagna(2/3 cucchiai per strato)-frosting(circa mezzo centimetro per strato)-lamponi. Con il frosting avanzato, ricoprire grossolanamente la torta. Guarnire con i lamponi e decorare a piacere.

E i fiori si apriranno

E’ piovuto per giorni. Poi la terra si è asciugata ed il cielo ci ha regalato un sole caldissimo. E’ la primavera. E’ la natura che si risveglia. Le foglie e i fili d’erba sono di un verde brillante e vivo.

E i fiori ai apriranno.

Come la Natura attendo paziente la fioritura.

Qui una selezione della musica che sto amando in questa stagione. Non necessariamente singoli o nuove uscite. Anche grandi ritorni. E come sempre si finisce ballando.

Buon ascolto.

Buona giornata.